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Pronto soccorso per il cuore

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Giovedì, 16 Aprile 2015 09:05
Numerosi studi mostrano l'importanza di una supplementazione con ubichinolo nel trattamento dell'insufficienza cardiaca
Numerosi studi mostrano l'importanza di una supplementazione con ubichinolo nel trattamento dell'insufficienza cardiaca (© drubig-photo, Fotolia)

Il medico americano Peter Langsjoen, ricercatore specializzato in Cardiologia, analizza il successo della supplementazione con ubichinolo in pazienti affetti da insufficienza cardiaca.


Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di mortalità a livello mondiale. Il numero di pazienti affetti da insufficienza cardiaca è in continuo aumento nei paesi industrializzati. Il cuore di tali pazienti non è più in grado di pompare la quantità necessaria di sangue attraverso il corpo. La loro capacità di compiere sforzi fisici, anche moderati, senza mostrare segni di spossatezza, affanno o stanchezza diminuisce drasticamente.


Impegnato nel campo della cardiologia non invasiva da quasi trent'anni in Texas, il Dottor Peter Langsjoen è specializzato nell'insufficienza cardiaca congestizia. È stato uno dei primi a riunire, già a partire dagli anni 80, i risultati dell'uso clinico del coenzima Q10 e dell'ubichinolo nel miglioramento delle prestazioni cardiache. Numerosi studi suggeriscono che la supplementazione di micronutrienti come l'ubichinolo è importante in aggiunta alla terapia per questo tipo di pazienti.


Supplementazione: non solo benefica, ma essenziale
Il muscolo cardiaco è l'organo del corpo che contiene più ubichinolo. Se la quantità di coenzima Q10 si riduce con l'età, fenomeno che spesso si verifica in maniera ancor più marcata a causa di malattie, assunzione di farmaci o stress, la produzione di energia nel cuore diminuisce. È stato osservato che l'insufficienza cardiaca è sempre accompagnata da una carenza di coenzima Q10 nel sangue e l'entità di tale carenza è proporzionalmente correlata all'insufficienza cardiaca. Un deficit di energia influisce sul ritmo cardiaco e, reciprocamente, un cuore indebolito presenta una produzione di energia insufficiente.  


Basandosi su questi studi, è già possibile affermare che una supplementazione di ubichinolo conduce a risultati migliori rispetto a quelli ottenuti con il coenzima Q10. Il Dottor Langsjoen ha inizialmente prescritto da 150 a 600 mg di coenzima Q10 al giorno a un gruppo di sette pazienti con insufficienza cardiaca in fase terminale (stadio IV NYHA). Quindi, la supplementazione quotidiana è passata a una dose di 450-900 milligrammi di ubichinolo. I valori medi della concentrazione plasmatica del coenzima Q10 sono aumentati da tre a cinque volte, presentando quindi un incremento significativo, mentre la frazione di elezione del cuore è passata dal 22 al 39%. Lo stadio di classificazione NYHA (New York Heart Association) è risultato visibilmente migliorato di uno, due e anche tre livelli in cinque dei sette pazienti. (1)


In un ulteriore studio, il Dottor Langsjoen ha prescritto ubichinolo invece del coenzima Q10 classico a pazienti in stadio II e III (secondo la classificazione NYHA). Benché la quantità di ubichinolo somministrata fosse stata ridotta di 50 mg rispetto alla quantità di coenzima Q10 utilizzata precedentemente (334 mg contro 384 mg), i livelli di coenzima Q10 nel plasma sono quasi raddoppiati (da 2,9 mg/l a 5,3 mg/l) e la valutazione NYHA è migliorata passando da 2,5 a 1,6 (2).

 

Migliori risultati con l'ubichinolo
La supplementazione di ubichinolo è inoffensiva e non presenta effetti secondari. Questa sostanza vitale può essere prescritta in tutti gli stadi di classificazione dell'insufficienza cardiaca della NYHA. In particolare, per le classi di insufficienza cardiaca grave III e IV, l'ubichinolo agisce più rapidamente del coenzima Q10 classico. Ciò si deve al fatto che l'ubichinolo viene assimilato dall'organismo in maniera da due a quattro volte più efficiente e presenta quindi una maggiore biodisponibilità. Grazie all'azione antiossidante della sua configurazione attiva, l'ubichinolo può essere assorbito direttamente dall'organismo, mentre il coenzima Q10 convenzionale (forma ossidata) deve essere convertito in ubichinolo prima di poter essere assimilato. Alcuni studi hanno dimostrato che con l'ubichinolo è possibile raggiungere livelli visibilmente più elevati di coenzima Q10 nel sangue. Per un'efficacia terapeutica ottimale, i livelli di ubichinolo dovrebbero essere superiori a 3,5 mg/l. Nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca grave (NYHA III e IV), tali valori possono essere raggiunti soltanto mediante la somministrazione di ubichinolo, dato che in questi casi il coenzima Q10 non è sufficiente.


L'ubichinolo può avere indirettamente altri effetti benefici sui fattori di rischio cardiovascolari:


•    Diminuzione dell'ossidazione del colesterolo LDL (Mohr 1992)
•    Riduzione della sintesi di colesterolo (Schmelzer 2009)
•    Calo delle frazioni di colesterolo LDL maggiormente aterogene (Schmelzer 2011)
•    Influenza positiva sulle pareti endoteliali dei vasi e sul flusso sanguigno (Gao 2012)
•    Calo della pressione arteriosa (Rosenfeldt 2005 e 2007, Langsjoen 2009))
•    Azione antinfiammatoria (Schmelzer 2011)

 

Fonti:

1) Peter H. Langsjoen (2008): Supplemental ubiquinol in patients with advanced congestive heart failure. BioFactors 2008; 32; 119-128.

2) Langsjoen PH, Langsjoen AM. (2010) Supplemental Ubiquinol in congestive heart failure – 3 year experience. 6th International Q10 Conference Brussels. May 27-30 2010. Page 29-30.

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